Obelisco di Portosalvo
MONUMENTANDO NAPOLI
Il Servizio Programma UNESCO e Valorizzazione Città Storica del Comune di Napoli, nell’ambito degli interventi di tutela del patrimonio storico ed artistico della città, ha indetto un bando per la ricerca di soggetti interessati a stipulare un contratto di sponsorizzazione con l’amministrazione comunale per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori di restauro di 27 monumenti siti sul territorio cittadino.
La Uno Outdoor s.r.l., società di pubblicità aggiudicataria della gara suddetta, si sta occupando del restauro di alcuni dei monumenti più significativi e identitari della città di Napoli, sostenendo economicamente la progettazione ed i lavori di restauro attraverso il criterio dello sponsor.
Il progetto “Monumentando Napoli” sta promuovendo non solo il recupero di parte del patrimonio storico-artistico della città ma anche il coinvolgimento nei lavori di imprese, enti ed associazioni, giovani, innescando un processo di rinnovamento della città e dell’economia che investe sulle risorse culturali e sul “Made in Naples”.
MEDIA E COMUNICAZIONE NELLA CITTÀ
La comunicazione e i media costituiscono ormai un carattere imprescindibile della città contemporanea; la città, intesa come una vetrina ideale e piattaforma informativa per la comunità, sta assumendo in modo sempre più evidente le caratteristiche proprie del web trasformando l’informale in un’esperienza totalizzante: un vero e proprio apparato scenico allestito sul telaio della città in grado di strutturare nuove relazioni spaziali, visive e fruitive.
Se il fine ultimo del restauro è quello di tramandare ai posteri le testimonianze del passato quali memoria storica della città e della sua cultura, si deve tuttavia considerare che, oltre alla conservazione fisica e materiale del manufatto, occorre in primis riflettere sui meccanismi di riconoscimento e dunque quelli di riqualificazione e recupero ambientale che ad una scala più ampia coinvolgono tanto il singolo monumento quanto l’intero contesto ambientale che lo ospita.
Si è ormai diffusa nelle dinamiche urbane l’immagine definita straniante e inedita prodotta da giganteschi teloni pubblicitari o da schermi luminosi che finanziano cantieri ed opere. Tuttavia si deve riconoscere che è ancora meno riconosciuta e trascurata la potenzialità conoscitiva sperimentale associabile a queste operazioni di sponsorizzazione ai fini di una re-significazione strutturale dei beni culturali nella città contemporanea.
La ricerca artistico-comunicativa si sta muovendo in questa direzione, mescolando forme espressive diverse e mediando nuovi dialoghi tra l’individuo e i beni di consumo da esso prodotti.
Secondo questa lettura, infatti, gli orizzonti di valorizzazione dei sistemi monumentali della città contemporanea possono essere coniugati e anticipati dal discorso ‘pubblicità’.
La pubblicità, costruendo sull’esistente effimeri apparati pubblicitari obbedienti a nuove logiche e regole compositive, può configurare “realtà altre” provvisorie interessanti da esplorare tanto per il vantaggio di offrire uno strumento di reperimento fondi che consente un rinnovamento della città a costo zero, quanto per la capacità di restituire un autentico nuovo valore di “monumento” a beni culturali/architettonici divenuti marginali o degradati; può, ovvero, costruire il presupposto per una ri-signficazione del bene che a partire dalla sua condizione ‘archeologica’ di frammento può essere ri-semantizzazato rispetto al contesto disvelandone la disponibilità a veicolare nuovi imprevisti significati ed esplicitare relazioni nascoste e nuove analogamente alla pratica artistica.
Le installazioni pubblicitarie sui beni architettonici per rendere sostenibili economicamente le operazioni di restauro e manutenzione possono, dunque, aprire a strumenti conoscitivi-operativi inediti di esplorazione ‘oltre il visibile’ e possono offrirsi come strumento di indagine estetica e strutturale per comprendere e visualizzare i campi relazionali della città contemporanea.
CENNI STORICI E DESCRIZIONE DEL MONUMENTO
Situato in via Alcide De Gasperi, adiacente la Chiesa Santa Maria di Portosalvo, l’Obelisco di Portosalvo è l’ultima guglia eretta in ordine di tempo rispetto alle altre napoletane.
L’Obelisco fu innalzato nel 1799 nella piazza di Portosalvo, in onore della Restaurazione Borbonica in seguito alla piccola parentesi giacobina della Repubblica Napoletana.
Costruito quindi per commemorare la riconquista del Regno da parte dell’esercito della Santa Fede, è un obelisco votivo che si erge a poche centinaia di metri dal ponte della Maddalena e da Palazzo Reale quasi a congiungere momenti significativi dell’impresa del Cardinale Ruffo.
La “Repubblica Partenopea” era sopravvissuta per sei mesi quando, sul ponte della Maddalena, ad oriente della città, il 13 giugno del 1799, giorno di Sant’Antonio da Padova, il Cardinale Ruffo si offrì volontario a guidare le truppe per riconquistare il Regno.
La “Repubblica” così rimase sconfitta; alcuni dei motivi vanno ricercati nell’incapacità di coinvolgere gli strati popolari fedeli alla Monarchia ed alla tradizione religiosa del Regno.
Per celebrare la riconquista, ricordarla ai posteri e ringraziare il Signore, fu innalzato l’obelisco votivo.
Per la verità costituisce un mistero come il monumento sia ancora al suo posto e ancora integro dopo che i Borbone dovettero nuovamente ripiegare all’arrivo dei francesi di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Murat. In seguito alla conquista piemontese del Sud ebbe infatti inizio la furia iconoclasta contro le immagini borboniche, ma complessivamente il monumento fu risparmiato perché considerato più un simbolo religioso che politico.
In origine l’obelisco recava quattro bassorilievi in marmo raffiguranti la Madonna di Portosalvo, Sant’Antonio da Padova, in ricordo del 13 giugno 1799 giorno della riconquista del Regno, San Francesco di Paola, per voto dei Borbone ed infine San Gennaro, patrono della città.
Al di sotto, si sono conservati tre dei quattro medaglioni di marmo infissi nel piperno raffiguranti i simboli della passione e nella parte inferiore si possono osservare le epigrafi in marmo.
PRIMA DEI LAVORI DI RESTAURO
L’ultimo tentativo di recupero e valorizzazione della guglia di Portosalvo risale al 2004, anno in cui veniva realizzata la struttura metallica di sostegno, in vista di un futuro restauro mai iniziato, lasciando sia la Chiesa di Portosalvo, l’Obelisco e la Fontana della Maruzza allo stato di rovina.
All’alba degli ultimi lavori di restauro ad opera della Uno Outdoor, la guglia era infatti ancora ingabbiata dalla struttura metallica di sostegno e si presentava in un profondo stato di degrado, non solo delle superfici ma anche del contesto urbano data la presenza di rifiuti di vario genere.
Oltre agli evidenti problemi strutturali, le superfici lapidee presentavano consistenti fenomeni di degrado dovuti alle polveri sottili, all’esposizione alle correnti marine e all’incuria. Tutti gli elementi in marmo presentavano distacchi dovuti al cedimento degli ancoraggi, mentre alcune epigrafi evidenziavano problemi di sconnessione da risolvere nel breve periodo.
Si riscontravano, inoltre, deterioramenti da aggressione di agenti biodeteriogeni, efflorescenze, incrostazioni, fratture, erosioni, e diffusa disgregazioni e polverizzazione ai danni sia del piperno che del marmo.
In particolare gli elementi decorativi in marmo (bassorilievi, medaglioni, epigrafi, croce), risultavano fortemente anneriti a causa dei depositi di pulviscolo atmosferico e polveri sottili particolarmente aggressive che avevano dato luogo alla formazione di spesse croste nere con fenomeni di solfatazione e conseguente polverizzazione degli strati interni delle decorazioni.
L’effetto era quello di un vasto, vistoso ed inesorabile disgregamento negli strati interni dei materiali.
Il degrado degli elementi, così illustrato, favorito anche dagli stress termici, è stato causa, a sua volta, di numerosi distacchi e scagliature persino nei materiali meno porosi.
SMONTAGGIO E CONSOLIDAMENTO STRUTTURALE
Le indagini effettuate sulla guglia hanno confermato l’iniziale intuizione di una struttura portante analoga a quella delle altre guglie napoletane; la struttura interna ovvero è costituita, nella parte basamentale, da tufo giallo napoletano rivestito all’esterno con spesse lastre di piperno, mentre nella parte superiore, all’aumentare della snellezza del monumento, la guglia si compone di massicci blocchi di piperno impilati l’uno sull’altro e resi solidali mediante tasselli in legno.
Tutti gli elementi decorativi in marmo sono invece ancorati alla struttura di base con grappe metalliche.
Allo scopo di conoscere le possibili cause dei dissesti strutturali e procedere con il consolidamento della guglia, sono state eseguite le indagini sia sul piano fondale per escludere fenomeni di cedimento del terreno e constatare il buono stato di conservazione delle fondazioni, sia sulla struttura interna del monumento per verificarne la consistenza.
Uno degli obiettivi degli interventi di restauro è stato quello di restituire l’unità strutturale-architettonica al monumento e ripristinarne la piena leggibilità, senza alcun elemento esterno di interferenza. Per consentire il consolidamento della struttura interna della guglia è stato perciò necessario coordinare una delicata operazione di smontaggio dei conci pieni di piperno nella parte alta dell’obelisco, fino a raggiungere l’anima interna in tufo.
La muratura interna di pietre e blocchi di tufo giallo napoletano è stata consolidata mediante il riempimento delle zone cave e l’inserimento di ancoraggi e staffe in acciaio inossidabile, introdotti mediante perforazioni a partire da fori già presenti sui rivestimenti di piperno.
Una volta consolidata la parte inferiore dell’obelisco, per legare in verticale la struttura di base con gli altri conci superiori, è stato necessario inserire un’anima interna in acciaio inox verticale e centrata per tutta l’altezza del monumento fino al piano fondale. I conci pieni di piperno, una volta perforati per accogliere al loro interno l’anima in acciaio, sono stati impilati l’uno sull’altro e le giunture tra i blocchi riempite con malte pozzolaniche e resine per favorirne l’adesione.
Allo stesso modo, è stato necessario smontare e catalogare tutti gli elementi decorativi in marmo, al fine di garantirne sia l’accurato restauro e consolidamento che il ripristino degli ancoraggi mediante l’inserimento di nuove staffe laterali in acciaio inossidabile.
IL RESTAURO DELLE SUPERFICI
Il restauro dell’Obelisco di Portosalvo ha rappresentato un’interessante occasione di studio e approfondimento delle tipologie di degrado presenti nel contesto urbano in cui l’opera è collocata. La struttura in piperno, decorata con altorilievi e bassorilievi in marmo, si trova presso un crocevia che espone le quattro facce del monumento all’inquinamento da gas di scarico, all’irradiamento solare diretto, all’aerosol marino, all’azione dei venti, al dilavamento delle acque piovane nonché all’alterazione biologica sia fungina che batterica.
Il rilievo marmoreo con San Gennaro, maggiormente esposto all’irraggiamento solare, presentava un’ossidazione della materia tale da alterarne la cromia (ingiallimento in parte irreversibile).
La Vergine col Bambino (Madonna di Portosalvo), più esposta alle piogge ed ai venti presentava una forte decoesione della materia mentre l’immagine di Santo Antonio da Padova, rivolta sulla strada con sosta al semaforo, era ricoperta da croste nere e sottostanti solfatazioni.
La struttura in piperno ed i dieci elementi marmorei sono stati sottoposti ad un massiccio trattamento biocida con benzalconio cloruro. E’ stato poi necessario intervenire, in maniera differenziata e puntuale, sulle singole forme di degrado con impacchi localizzati e puliture meccaniche concentrandosi sul consolidamento con silicato d’etile, preliminare ed in corso d’opera, della materia.
Le iscrizioni, recanti i versi della “vexilla regis”, erano in stato di avanzato deterioramento dovuto oltre che alle concause sopra citate anche al ridotto spessore delle lastre marmoree; si è cercato, seppur su una superficie che porta ancora oggi le tracce dell’incuria, di rendere leggibili le ben note iscrizioni mediante una leggera ombreggiatura a base di acrilico, nel rispetto dell’istanza storico estetica dell’opera.
Le stuccature sulle superfici sono state eseguite con miscele a base di calce e polvere di marmo/piperno in rapporto 1:2 e con l’aggiunta di un legante acrilico (2%).
La finitura finale è stata realizzata con cera microcristallina per i marmi e con il silossano per il piperno.
E’ necessaria la programmazione degli interventi manutentivi tesi alla conservazione di quanto realizzato e della sua storia.
IL RISULTATO FINALE
Il restauro dell’Obelisco di Portosalvo ha visto impegnate le varie parti in una complessa operazione di coordinamento degli interventi di consolidamento strutturale, restauro artistico e ricerca delle risorse economiche da parte della Uno Outdoor s.r.l.
Il monumento è oggi è distinguibile nella sua interezza: privo di strutture metalliche esterne di sostegno è nuovamente leggibile l’apparato scultoreo decorativo in marmo alla luce degli interventi ad opera dei estauratori qualificati.
L’intervento ha inoltre arrestato l’esteso fenomeno di sgretolamento in corso del marmo e del piperno, soprattutto quello alla base, di taglio meno pregiato rispetto ai conci superiori.
Tutti gli interventi sono stati approvati e seguiti progressivamente dai tecnici della Soprintendenza con l’obiettivo finale di garantirne la corretta esecuzione delle opere.
Oggi, grazie al restauro dell’Obelisco e della Fontana della Maruzza, con il progetto Monumentando Napoli si è dato avvio al ripristino dell’unità architettonica e urbana dell’ambito storico di Portosalvo.
Hanno partecipato al restauro dell’obelisco
Committenza
Uno Outdoor srl
Responsabile dei lavori
Geom. Alfredo Iannaccone
Responsabile del procedimento:
Monumentando Napoli
Arch. Monica Michelino
Servizio programma UNESCO e Valorizzazione Città Storica
Progettisti:
Arch. Sergio De Gregorio
Arch. Maria Lucia Di Costanzo
Arch. Casimiro Martucci
Ing. Paola Marone
Direttore dei lavori:
Arch. Sergio De Gregorio
Impresa esecutrice:
Impresa di costruzione Ing. Paola Marone
Responsabile dello smontaggio:
Rest. Giorgio Arrighi
Restauratori
Teknikos – Rest Dott.ssa Maria Rosari Vigorito
Rest. Dott. ssa Monica Sederino
Dott. Rest. Barbara Balbi
Ponteggi
D e G s.r.l.s.
Restituzioni grafiche
Arch. Maria Lucia Di Costanzo
Arch. Casimiro Martucci
Arch. Alessandro Mendozza
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Fonti bibliografiche
- “Materiali e tecniche nel napoletano. Note per il restauro architettonico”, A. Aveta, Arte tipografica, Napoli – 1987
- “Ricerche Sul ‘600 Napoletano”, Electa Napoli, 1999
- “Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli”, Carlo Celano, Napoli, 1856
- “Dalla terra al cielo: le guglie di Napoli”, a cura di Patrizia Giordano, Altrastampa, Napoli dicembre 2003
- “Il Porto del Mandracchio a Napoli”, Aniello Langella, Napoli 2001
- “Napoli e dintorni”, touring club italiano, Milano 2001
- “La città e il suo racconto: percorsi napoletani tra immaginario e reale” Di Gianfranca Ranisio, Meltemi Editore, Roma, 2003
- “Epigrafia Napoletana”, Albanesi Oreste,
Sitografia
http://www.incontrinapoletani.it/cultura/archivio/quarta-guglia-napoli-obelisco-maria-portosalvo
https://angeloxg1.wordpress.com/2011/11/02/portosalvo/
GALLERIA VIDEO
GALLERIA FOTOGRAFICA
GRUPPO MARONE 














